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MIRABILE

Archivio digitale della cultura medievale
Digital Archives for Medieval Culture

Descrizione diretta

Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Conv. soppr. A.1.402

sec. XII med. data stimata
membr.
ff. IV, 176, VIII'; numerazione rec. a matita nel margine inferiore sinistro; guardie miste: ff. I-III, VIII' cartacee di restauro; ff. IV e I'-VII' membranacee, delle quali I'-VI' forse residuo della legatura originaria, contenenti;
i ff. I'r-IV'v sono frammenti di un breviario con l'Ufficio di san Pietro e dell'Invenzione della Croce e il f. V'r-v  un frammento di Messale contenente messe votive; sul f. VIr, della misura di 300x62 mm, sono incollati tre frammenti membranacei di cui due  relativi ad atti di giuramenti di obbedienza alla Regola e agli Statuti camaldolesi del 1471 e 1473; fascicoli 1 (8), 2 (7), 3-5 (8), 6 (4), 7-21 (8), 22 (4), 23 (8), 24 (1):  il primo fascicolo presenta una numerazione sull'ultimo foglio in cifre romane «II», dalla quale si dedurrebbe la mancanza di un fascicolo  iniziale ma poi, a f. 23v (ultimo del fasc. 3) si legge un giusto «q.iii»; mancano, probabilmente cadute, indicazioni successive. Richiami orizzontali nella metà destra presenti dei fogli finali di fascicolo saltuari ma seguibili fino al fasc. 14 (f. 107v); il fasc. 23 (ff. 168-175) è un quaterno di aggiunta successiva, mentre il f. 176, finale singolo, potrebbe essere anche di diversa provenienza.

dimensioni: 351 x 226 (f. 4r), 348 x 224 (f. 169), 350 x 225 (f. 176); specchio di scrittura: 15 [283] 53 x 16 [75 /10/ 77] 48 (f. 4r); 28 [255] 65 x 10 (6) [83 /5/6/ 70] (5) 39 (f. 171r); specchio del f. 176 non precisamente rilevabile; rr. 60/ll. 60 (ff. 1-167); rr. 51-54/ ll. 51-54 (ff. 168-175); rr. 52/ll. 52 (f. 176), rigatura a colore: rigatura con tracce di colore più rilevanti sul fascicolo 23

note generali sulla scrittura: minuscola carolina di almeno quattro mani: A) ff. 1rA-12vB; B) ff. 12vB-104rA (forse un'altra mano a partire da f. 44rA?); C) ff. 104rB-167vB); D) f. 167vB; annotazioni di varie mani che intervengono a vario titolo; tra queste si distinguono: la mano C che introduce la divisione in distinctiones, segnala le quaestiones sulle distinte causae e  fa delle aggiunte al testo (es. ff. 11rB, 12vA, 45vA-B, 46rB, 128rB, 136vA); una mano, del sec. XII, cui si devono glosse, aggiunte e correzioni a tutti i testi (sia marginali che interlineari), apposte in momenti temporali diversi - ad es. i ff. 18vB-19rA, 26vA, 27vA,  10vA, 12vA, 17vA -; per tutti gli interventi di questa mano vd.  Larrainzar, El Decreto de Graciano del códice Fd  (mano 'G'); una ulteriore mano, probabilmente già del sec. XIII è visibile sui ff. 39v-40r, dove aggiunge excerpta di diritto romano.
Il quaterno finale è di mano nettamente diversa e decisamente successiva, che fa uso di un testo semplificato vergato in modo piuttosto impreciso a causa di una penna  troppo larga che rilascia l'inchiostro in modo disomogeneo; questa mano usa regolarmente la r tonda dopo curva e attua il nesso delle curve contrapposte. Alcune caratteristiche (la qualità dei ritocchi, il particolare atteggiamento della  s diritta che leggermente si incurva sul rigo) permettono di inserire l'esecuzione nei textus semplificati di ambiente scolastico tra Duecento e Trecento segnatamente di zona toscana, anche se -in questo caso - l'esecuzione è qualitativamente mediocre.


Presenza di glosse

decorato: Di Domenico, Codici miniati romanici, p. 54, modificando una propria valutazione precedente che riferiva la decorazione alla regione umbro-toscana (cfr. scheda in Codici miniati benedettini, p. 31), si orienta verso uno scriptorium pugliese (Bisceglie o altro centro benedettino in Terra di Bari) per quanto concerne il lavoro di copia e l'esecuzione delle prime 6 iniziali, sulla base di confronti con opere pugliesi del sec. XII che rielaborano motivi cassinesi del secolo precedente e sulla base di documenti scoperti e pubblicati da  W. Holtzmann, Kanonistische Ergänzungen Zur Italia pontificia ( «Quellen und Forschhungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken», 38 (1958), 145-149); il secondo gruppo di iniziali ricondurrebbe invece alla Toscana e in particolare ad Arezzo, il che farebbe ipotizzare uno spostamento alto del codice, ancora incompiuto nella decorazione, a Camaldoli
Iniziali semplici; Iniziali decorate: iniziali decorate attribuite a due mani diverse: A , le iniziali su fondo oro ai ff. 19r, 27r, 32r, 34r, 34v, 36r, zoomorfe o decorate con protomi animali ; B le 29  iniziali geometriche full shaft a partire dal f. 37v, interamente o parzialmente rimaste da colorare; iniziali semplici in rosso
rubricato


Legatura di restauro in assi (con recupero delle assi antiche) e mezza pelle

Ente possessore Camaldoli (Arezzo), Eremo OSBCam (ca. 1406- XIX in.)
Precedenti segnature omega 24, Camaldoli (Arezzo), Eremo OSBCam (sec. XVII ultimo quarto); Q.IV-17, Camaldoli (Arezzo), Eremo OSBCam (sec. XVII ex.)
Storia del manoscritto
Il manoscritto è citato già nell'inventario A dell'Eremo di Camaldoli del 1406 (vd. in bibl. Magheri Cataluccio-Fossa, Biblioteca, p. 153 al nr. 164 con segnatura clxviii e 207-208).
A f. 1r si legge la nota di possesso (sec. XVII): Sacr(ae) Eremi Camalduli I(nscriptus) C(atalogo), cui segue una segnatura depennata e non restituibile (cfr. nell'inventario B la voce relativa al lemma omega 24: Liber Antiquus decretorum: Magheri Cataluccio-Fossa, Biblioteca, p. 464 al nr. 24). Nel margine destro dello stesso foglio compare la segnatura settecentesca Q.IV.17 corrispondente all'inventario C (cfr. Magheri Cataluccio-Fossa, Biblioteca, p. 494 al nr. 17).
Sull'asse superiore cartellino cart. risalente al tempo delle soppressioni (sec. XX in.): Camaldoli N° 402; la segnatura attuale si legge sul cartellino azzurro applicato sul contropiatto anteriore e vergata a matita su f. Ir.
Il codice pervenne nella sede attuale in seguito alla soppressione del 1808 (cfr. BNCF, Arch. Magl. 73, f. 16v).

Decretum - Recensio I, Gratianus n. saec. XI ex., m. ante 1159, ff. 1ra-104ra
In prima parte agitur [Introductio in Decretum Gratiani], ff. 104rb-167va
Bullae, documenta et acta, Eugenius III papa sedit 1145-1153, f. 167vb
Decretum, Gratianus n. saec. XI ex., m. ante 1159, ff. 168ra-175vb
Decreta et acta, Honorius III papa sedit 1216-1227, f. 176ra-va
excerpta
Constitutio in basilica Petri, Fridericus II imperator n. 26-12-1194, m. 13-12-1250, ff. 176ra, l. 22-176rb, l. 7
due excerpta inseriti tra altri testi del foglioi

Bibliografia Indice manoscritti scelti; Inv. Conv. soppr. f. 1r; Potthast, Regesta (fonte repertoriale); MGH Const. (fonte repertoriale); Histoire du droit (1965) vol. VII pp. 86-96; Magheri Cataluccio-Fossa, Biblioteca (1979) pp. 57, 153, 207-208; Codici miniati benedettini (1982) p. 1 sgg.; Landau Neue Forschungen (1984) pp. 1-29 (fonte repertoriale); Di Domenico Codici romanici (1990); Di Domenico Codici romanici (1991) p. 52; Weigand Dekret Gratian (1991) vol. III-IV pp. 748-752 in part.; De Leon Graciano (1996) (passim.); Winroth Two Recensions (1997) pp. 22-31; Weigand Chancen (1998) p. 54 (sigla Fd) e passim; Larrainzar El decreto (1998) pp. passim; Larrainzar El borrador (1999) (passim.); Winroth Decretum (2000) pp. 28-32; Winroth Decretum (2000); Spagnesi Irnerio (2001) s.v. ; Larrainzar Notas (2006) pp. 151-153; Murano Francesco Sanuto (2008) vol. 82 1 p. 498; Hartmann-Pennington Canon Law (2008) p. 39; Guerrieri Clavis (2012) pp. 333-334; Larson Abbreviatio (2012) p. 51; Bernasconi Considerazioni (2013) pp. 142-146

Note il codice consta di un'ampia parte originaria (ff. 1-167) e di un fascicolo finale (ff. 168-175) di aggiunta nettamente successiva ma, stando agli studi specifici, di integrazione della parte precedente; l'ultimo foglio, 176, singolo, è probabilmente di provenienza diversa; la parte originaria contiene la prima redazione del Decretum completata con parti della seconda redazione. Il manoscritto è stato oggetto di una prima notizia nel 1958 (per la bibl. vedi: Winroth, Decretum, p. 28 in part.); compreso  da Weigand nel suo ampio lavoro del 1991 (sigla FD, vd. bibl.) ma semplicemente qualificato come Abbreviatio ha successivamente suscitato più precisa attenzione a seguito dei diversi contributi di Larrainzar. Per questo studioso infatti il testimone potrebbe essere stato il codice originale di Graziano o uno dei codici da lui autorizzato, per elaborare, partendo da una prima e ridotta versione del Decretum, la seconda redazione, più ampia, dell'opera. Il volume sarebbe altresì servito come modello per la confezione delle prime copie della seconda redazione del Decretum. Larrainzar individua anche la mano (siglata 'G') cui attribuire gli interventi autorizzati dall'autore: questa mano ha infatti apposto aggiunte, correzioni e glosse in tutto il corpus; luogo di confezione di questa compagine, comunque di lungo approntamento, sarebbe l'Italia centrale a partire dagli anni 1140 (cfr. Larrainzar, El Decreto de Graciano del códice Fd, p. 479). La proposta di Larrainzar ha sollevato voci concordi e discordi (da segnalare, tra queste ultime, il già citato Winroth, Decretum, pp. 28- 32). Infine Di Domenico, posticipando la datazione dell'intero codice al terzo quarto-inizi dell'ultimo quarto del sec. XII, di fatto togliendolo al periodo grazianeo, lo ascrive ad uno scriptorium pugliese per quanto riguarda il lavoro di copia e l'esecuzione delle prime 6 iniziali  e ipotizza una  trasmigrazione alta del codice, ancora incompiuto nella decorazione, in Toscana e precisamente a Camaldoli, dove sarebbe stato completato. Difficile concordare con quest'ultima ipotesi per l'assenza di prove di un'attività scrittoria a Camaldoli nel sec. XII.

Responsabile scheda: Eugenia Antonucci

Scheda derivata da: MEL

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